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8 febbraio 2012
Aumentando le tasse si tarpa l'Italia
Ingenuo Monti quando annuncia che porrà mano alla ripresa. Il governo fa infatti l'esatto opposto di ciò che servirebbe al Paese. Lo dice anche la Bce

A mano a mano che il tempo passa, un paragone fiscale sul negativo si propone: Monti è peggio di Tremonti?
La risposta è incerta, come tra il freddo di Domodossola e quello dell'Aquila. Però sempre freddo è.
Tremonti aveva dalla sua una certa spocchia, che ha molto aiutato la caduta del suo governo, ma almeno non andava a Bruxelles con il saio dei penitenti. Inoltre, il Tre volte Monti non pretendeva di conciliare gli opposti.
Invece il Monti (un terzo del primo) ci prova e, dopo aver combinato quel pasticcio di manovra fiscale vessatoria sui cittadini di serie B e pseudo liberista, ha l'ingenuità di annunciare che ora porrà mano alla ripresa. Come uno che si fa il famoso dispetto e poi pretende di soddisfare la moglie.
Per chiarire il busillis leggiamo il Bollettino della Bce di dicembre 2011 che tratta di «Svalutazione fiscale: uno strumento di aggiustamento economico».
Ora, la Bce, che non è una barca Costa ed evita gli scogli, dice chiaramente che: «La svalutazione fiscale consiste nell'impiego del sistema tributario per riprodurre una svalutazione nominale del tasso di cambio, in particolare aumentando le imposte sulle importazioni e riducendole sulle esportazioni, modificando così il prezzo relativo dei beni nazionali ed esteri.
Nella pratica questo obiettivo può essere conseguito indirettamente mediante una riduzione delle imposte che gravano sui costi di produzione, come quelle sul lavoro dipendente o sui redditi delle imprese, e che quindi incidono anche sul costo delle esportazioni; tale sgravio verrebbe finanziato con un aumento dell'Iva (in considerazione dl fatto che le esportazioni non sono soggette a tale imposta) o delle tasse sulla proprietà_».
Prendendo per buone queste considerazioni, ci dobbiamo chiedere: che cosa sta facendo in questa direzione il nostro governo pseudotecnico?
Dovremmo chiederlo al bocconiano o al Quirinale?
Non lo chiediamo a nessuno, perché nulla, in concreto, si sta facendo in tal senso. Senza contare che i suggerimenti della Bce riguardano l'esterno delle imprese. Ma l'interno?
Esiste una catena di rapporti causa-effetto: il debito pubblico eccessivo si può ridurre solo attraverso un incremento del Pil, ma questo si ottiene se aumenta la produttività delle imprese e la riduzione delle ingerenze e i condizionamenti della pubblica amministrazione, che concorrono ad aumentare i costi delle imprese e dei cittadini.
Ma per far questo bisognerebbe abolire l'Irap, che penalizza il lavoro, e modificare o sopprimere il tristemente famoso art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
Ma in Italia non si può, per il veto sindacale e di una buona parte della casta in cerca di voti.
L'abito non fa il monaco e ben lo sa la blusa blu a capo della Fiat.
Non lo sa, invece, un premier inamidato, costretto a seguire le direttive del Colle.
Del resto in questo paese sbilenco contano solo le apparenze, con buona ragione del «Gattopardo»: «Se vogliamo che tutto rimanga com'è; bisogna che tutto cambi».
Mentre il mondo guarda avanti, i politici e i sindacalisti italiani hanno la testa voltata all'indietro.
Pietro Bonazza Italia Oggi
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